I pensionati possono ricevere un pagamento molto alto (con arretrati) se richiedono la Neutralizzazione dei contributi

Negli ultimi anni molti pensionati hanno scoperto che l’importo dell’assegno non dipende soltanto dal numero totale di contributi versati, ma anche da come questi contributi sono stati calcolati nel corso della carriera. In alcuni casi, infatti, gli ultimi anni di lavoro possono avere un peso più grande di quanto si immagini.

Può accadere che, proprio nella fase finale prima della pensione, una persona abbia avuto periodi meno favorevoli: part-time, stipendi più bassi, disoccupazione, contratti ridotti o situazioni lavorative non più vantaggiose come in passato. Tutto questo può incidere sul calcolo dell’assegno, soprattutto quando la pensione contiene una quota legata al sistema retributivo.

Il problema è che molti pensionati non sanno di poter chiedere una verifica. Spesso si accetta l’importo liquidato dall’INPS come definitivo, senza domandarsi se alcuni periodi della carriera abbiano finito per abbassare il trattamento pensionistico. Eppure, in determinate situazioni, può esistere la possibilità di ottenere un ricalcolo.

Non si tratta di un bonus per tutti, né di un aumento automatico generalizzato. È uno strumento tecnico, poco conosciuto, che riguarda solo alcune categorie e che può diventare importante quando gli ultimi contributi versati hanno avuto un effetto penalizzante sulla pensione.

Ma chi può davvero ottenere un pagamento aggiuntivo sulla pensione e in quali casi l’INPS può riconoscere arretrati? Nella prossima pagina vedremo come funziona la neutralizzazione, chi può richiederla e perché può portare a un ricalcolo favorevole dell’assegno.

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