
Dopo i 60 anni, controllare i battiti del cuore può diventare un’abitudine molto utile. Non perché ogni variazione debba far pensare subito a un problema, ma perché la frequenza cardiaca è uno dei segnali più semplici da osservare per capire come l’organismo reagisce a riposo, allo sforzo, allo stress e ai cambiamenti dell’età.
Con il passare degli anni, infatti, il cuore e i vasi sanguigni possono andare incontro a modifiche graduali. Le arterie tendono a diventare meno elastiche, la pressione può cambiare, alcuni farmaci possono influire sul ritmo cardiaco e condizioni come diabete, colesterolo alto o problemi tiroidei possono incidere sul lavoro del cuore.
Il dato più importante da conoscere è quello dei battiti a riposo, cioè il numero di pulsazioni al minuto quando si è tranquilli, seduti o distesi, senza aver appena camminato, bevuto caffè, fumato o vissuto un momento di agitazione. È questo valore che viene preso più spesso come riferimento.
Molte persone si chiedono se dopo i 60 anni il cuore debba battere più lentamente o più velocemente. In realtà non esiste un numero identico per tutti: contano lo stato di salute, l’allenamento, i farmaci assunti e la presenza di eventuali disturbi. Tuttavia, ci sono intervalli considerati generalmente normali.
Ma quanti battiti al minuto sono regolari dopo i 60 anni? E quando un valore troppo alto, troppo basso o irregolare dovrebbe spingere a fare un controllo? Nella prossima pagina vedremo i valori di riferimento, i segnali da non ignorare e come misurare correttamente il battito.

