martedì - 5 Marzo - 2024

Tumore al pancreas, in 8 casi su 10 è scoperto tardi: chi rischia di più e i sintomi da non trascurare

L’indagine inizia con una domanda ingannevole: “Quanto pesano 80 grammi?”. Questa interrogazione è stata selezionata per la campagna di consapevolezza relativa al tumore del pancreas, una ricorrenza che viene osservata il 16 novembre ogni anno. Mentre 80 grammi possono sembrare un peso trascurabile, è sorprendente sapere che corrisponde al peso medio di un organo cruciale come il pancreas.

Questo organo, di dimensioni modeste, collocato nell’addome dietro lo stomaco e avente una lunghezza di circa 15-20 centimetri, assume un’importanza cruciale nel contesto della salute umana. Nonostante le sue ridotte dimensioni, il pancreas ha compiti vitali: produce ormoni fondamentali come l’insulina e il glucagone, che hanno il ruolo di regolare i livelli di glucosio nel sangue, e secerne enzimi essenziali per la digestione degli alimenti. Il valore e l’importanza di questo organo diventano ancora più evidenti quando si considera la malattia, in particolare il cancro, che ha segnato la vita di personaggi noti come il calciatore Gianluca Vialli, il celebre tenore Luciano Pavarotti, l’attore Patrick Swayze e Steve Jobs, co-fondatore di Apple.

Attenti a questi Sintomi

Il tumore del pancreas è noto per la sua natura aggressiva e per la difficoltà nel trattamento, risultando purtroppo in un tasso di sopravvivenza estremamente basso tra tutte le malattie oncologiche. La percentuale di pazienti che sopravvive cinque anni dopo la diagnosi si aggira solo intorno al 10-12%, un dato molto inferiore rispetto all’88% dei casi di tumore al seno o al 90% di quelli alla prostata.

Questo triste primato è attribuibile in gran parte alla diagnosi che avviene troppo tardi: “In otto casi su dieci, la neoplasia è rilevata solo quando è già in uno stadio avanzato, riducendo drasticamente le possibilità di cura”, come spiega Silvia Carrara, presidente dell’Associazione Italiana Studio Pancreas (Aisp) e gastroenterologa presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano.

Carrara enfatizza che molti dei sintomi iniziali possono essere vaghi e facilmente confondibili con altre patologie, ma una diagnosi tempestiva può notevolmente aumentare le possibilità di sopravvivenza. I segnali da non trascurare includono dolore nella parte alta dell’addome, ittero (colorito giallastro della pelle e degli occhi), prurito, perdita di peso improvvisa e diminuzione dell’appetito, problemi digestivi, cambiamenti nelle abitudini intestinali come feci molli e untuose, e l’insorgere improvviso del diabete in adulti senza fattori di rischio specifici.

Chi rischia di più

In linea con l’obiettivo della diagnosi precoce, nel contesto della Giornata mondiale, la Fondazione Nadia Valsecchi e l’Associazione Oltre la Ricerca ODV, enti che da anni si dedicano alla sensibilizzazione sulla malattia, al supporto della ricerca sul tumore al pancreas e all’assistenza dei pazienti e delle loro famiglie lungo il percorso di diagnosi e trattamento, hanno avviato un’importante collaborazione con Federfarma e la Società Italiana di Medicina Generale (Simg). Queste associazioni hanno unito le forze per aumentare la consapevolezza tra la popolazione e presso le istituzioni sull’urgente necessità di intensificare gli sforzi per identificare un numero maggiore di casi in fase iniziale e per attuare strategie di sorveglianza nelle persone a maggior rischio di sviluppare il tumore del pancreas.

Fattori di rischio come il fumo e l’eccesso di peso, in particolare l’obesità, sono noti per aumentare la probabilità di sviluppare questa malattia, così come il diabete e la pancreatite cronica, che è una delle più gravi conseguenze di un abuso cronico di alcol. Anche essere portatori di una mutazione dei geni BRCA aumenta il rischio. “Purtroppo, sono poche le strutture che dispongono di protocolli di sorveglianza attiva per i soggetti a rischio aumentato o di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) standardizzati”, sottolinea Federica Valsecchi, presidente della Fondazione Nadia Valsecchi. Si evidenzia una carenza di risorse e strategie dedicate da parte del Servizio Sanitario Nazionale, e si sottolinea la necessità di incrementare i fondi europei dedicati alla ricerca scientifica su questa patologia.

L’utilità della sorveglianza

La necessità di maggiori investimenti è chiara, visto che i progressi, sebbene limitati e lenti, sono stati fatti negli ultimi anni nel campo del tumore al pancreas. “La speranza di vita, che una volta era di pochi mesi, ora per un numero crescente di pazienti operabili può estendersi fino a tre anni”, ricorda Silvia Carrara. Oggi è noto che alcuni gruppi di persone hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia a causa di fattori come la familiarità con il tumore del pancreas o la presenza di mutazioni in geni come BRCA, CDKN2A e altri.

Studi recenti hanno anche dimostrato che la presenza di diabete di recente insorgenza, o di lunga data non più ben controllato, è un altro importante fattore di rischio che dovrebbe allertare i medici a una valutazione approfondita del pancreas. “L’identificazione di particolari categorie di soggetti a rischio e una sorveglianza ben condotta possono portare a diagnosi più precoci e di conseguenza a una maggiore percentuale di casi operabili e una sopravvivenza più lunga dei pazienti”, sottolinea Carrara.

Francesca Gabellini, presidente di Oltre la Ricerca ODV, fa eco a queste osservazioni, sottolineando l’importanza di sviluppare strategie per la presa in carico dei pazienti sul territorio, al fine di garantire l’equità delle cure e il “diritto alla salute” in tutto il territorio nazionale. Questo approccio è in linea con i doveri di solidarietà sociale previsti dalla Costituzione italiana.

“Terapie in Mani Esperte”

Ogni anno, l’Italia registra più di 14.500 nuovi casi di tumore del pancreas, colpendo maggiormente persone tra i 60 e gli 80 anni. Questi numeri sono in crescita, e gli esperti da tempo sottolineano l’importanza di rivolgersi a centri di eccellenza specializzati nella diagnosi e nel trattamento delle neoplasie pancreatiche. Come confermato da studi e statistiche, la competenza e l’esperienza del chirurgo e la collaborazione tra diversi esperti sono fattori decisivi. “Il percorso di diagnosi e trattamento del tumore del pancreas è estremamente complesso e richiede non solo tecnologie avanzate, ma anche l’impegno di un team multidisciplinare con competenze specifiche sul pancreas”, precisa Silvia Carrara, presidente Aisp.

È fondamentale sviluppare un percorso diagnostico e terapeutico standardizzato e coordinato tra centri di alta specializzazione (Hub) e quelli meno esperti (Spoke) per garantire cure ottimali ai pazienti. Se l’intervento chirurgico è riservato a centri con requisiti specifici dove si concentra l’esperienza, la chemioterapia rimane un trattamento chiave, e le possibilità di guarigione definitiva dipendono dalla sua efficacia nel distruggere la malattia “invisibile”.

Obiettivo: Diagnosi Precoce

“La maggior parte dei pazienti con tumore del pancreas inizia il proprio percorso diagnostico rivolgendosi al proprio medico di base”, aggiunge Claudio Cricelli, presidente della Simg. È quindi sempre più necessario diffondere la consapevolezza per identificare i pazienti a rischio che necessitano di ulteriori indagini, applicando strategie per una diagnosi precoce.

Le oltre 19.000 farmacie italiane svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nello screening. “La prevenzione e lo screening sono attività quotidiane nelle farmacie di comunità”, afferma Marco Cossolo, Presidente di Federfarma nazionale, sostenendo con convinzione la campagna “Quanto pesano 80 grammi?”. I farmacisti, ascoltando e orientando le persone che si affidano a loro per consigli sulla salute, agiscono come informatori e formatori in stretta collaborazione con altri professionisti sanitari. L’obiettivo finale è creare percorsi multidisciplinari e integrati che mettano il paziente al centro del sistema di cura.

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