
Al centro delle indiscrezioni c’è il futuro de “Lo Stato delle cose”, il programma di approfondimento condotto da Massimo Giletti, che potrebbe interrompere il proprio percorso prima della conclusione naturale della stagione televisiva.
Il dato che ha sorpreso maggiormente gli osservatori riguarda gli ascolti: l’ultima puntata ha infatti registrato 1 milione e 91 mila spettatori con uno share del 7,17%, numeri considerati solidi per la prima serata di Rai 3. Un risultato che, almeno sul piano editoriale, sembrava confermare la stabilità del format.
Il nodo delle risorse economiche
La questione centrale non sarebbe legata ai risultati Auditel ma alla gestione del budget destinato alla trasmissione. Secondo le informazioni emerse, le risorse economiche previste per l’intera stagione sarebbero state esaurite prima del previsto, rendendo impossibile rispettare il calendario iniziale.
Si tratterebbe quindi di un problema di pianificazione interna che avrebbe aperto uno scenario inatteso, nonostante il programma fosse riuscito a costruire una propria identità nel panorama dell’informazione televisiva.
La trattativa con i vertici Rai
Per evitare una chiusura immediata, Massimo Giletti avrebbe avviato un confronto con l’amministratore delegato Giampaolo Rossi. L’obiettivo è ottenere una proroga che permetta alla trasmissione di arrivare almeno fino al 15 aprile 2026, garantendo una conclusione meno brusca.
Al momento non esiste ancora una decisione definitiva: l’eventuale prolungamento dipenderebbe dalla possibilità di reperire nuove risorse o di riorganizzare il budget interno.
La linea editoriale e i temi trattati

Il programma si è distinto per la scelta di affrontare casi giudiziari, cronaca e dibattito politico con un’impostazione basata sul confronto diretto tra ospiti. Tra gli argomenti al centro delle puntate più recenti figurano dossier come il caso Crans-Montana, il delitto di Garlasco e l’inchiesta Hydra, oltre ai faccia a faccia con ospiti di primo piano come Marco Travaglio.
Questa formula ha reso il format uno dei prodotti più riconoscibili del prime time della rete.
Un segnale sul ruolo dell’inchiesta nel servizio pubblico
La possibile chiusura anticipata riapre il dibattito sul peso dell’informazione d’inchiesta in Rai e sulle risorse destinate a questo tipo di contenuti. Un tema che va oltre il singolo programma e che riguarda il futuro dell’approfondimento nel servizio pubblico.
Gli scenari possibili
Se la trattativa non dovesse portare a una soluzione, la trasmissione potrebbe fermarsi il 31 marzo, con un’uscita anticipata rispetto alle previsioni. In caso contrario, una proroga consentirebbe di accompagnare il pubblico verso una chiusura più graduale.
In queste ore l’attenzione resta altissima, perché dalla decisione finale dipenderà non solo il destino del programma, ma anche il ruolo di uno dei volti più discussi dell’informazione televisiva italiana.

