
La riorganizzazione della medicina generale nel 2026 punta a rafforzare l’assistenza territoriale attraverso una maggiore integrazione dei medici di famiglia nelle Case della Comunità, le strutture sanitarie pensate per offrire servizi di prossimità ai cittadini.
Tra le novità ci sono una diversa organizzazione delle attività, nuovi impegni nelle strutture territoriali e un sistema di compensi che distingue l’assistenza ai propri pazienti dalle prestazioni svolte su base oraria.
Medici di base, cosa cambia con la riforma del 2026
Uno degli aspetti centrali della riforma riguarda l’organizzazione dell’attività dei medici di medicina generale.
Il modello contrattuale prevede incarichi del ruolo unico di assistenza primaria organizzati su un riferimento di 38 ore settimanali, secondo le modalità previste dagli accordi e dalla tipologia di incarico.
Questo dato, però, non significa che tutti i medici di famiglia debbano trascorrere 38 ore alla settimana nel proprio ambulatorio o nelle Case della Comunità.
L’attività comprende infatti diverse funzioni, dall’assistenza ai pazienti alle prestazioni territoriali, con una distribuzione degli impegni che dipende dalle regole contrattuali e dall’organizzazione delle aziende sanitarie.
L’obiettivo è migliorare il coordinamento tra i professionisti, garantendo una maggiore continuità nell’assistenza.
Il nuovo obbligo nelle Case della Comunità
La novità più concreta riguarda la presenza dei medici nelle Case della Comunità.
Con l’accordo nazionale approvato definitivamente il 26 giugno 2026, è stato introdotto un obbligo che può arrivare fino a 6 ore settimanali per 48 settimane all’anno, secondo il fabbisogno delle strutture e la programmazione territoriale.
Le attività devono essere organizzate nella fascia oraria compresa tra le 8:00 e le 20:00, con turni di almeno tre ore continuative.
Per queste prestazioni è previsto un compenso di 38,72 euro per ora, oltre agli oneri previsti, con una tariffa uniforme a livello nazionale.
Le singole aziende sanitarie devono individuare le necessità delle strutture e distribuire le ore disponibili secondo i criteri stabiliti dall’accordo.
Non significa, quindi, che ogni medico sia automaticamente obbligato a prestare sei ore aggiuntive ogni settimana, indipendentemente dalle esigenze del territorio.
Come cambia il sistema dei compensi

Un altro elemento importante riguarda il sistema retributivo dei medici di famiglia.
Il modello della medicina generale combina differenti modalità di remunerazione, tra cui la quota capitaria, collegata al numero degli assistiti, e i compensi previsti per determinate attività svolte su base oraria.
La riorganizzazione punta inoltre a valorizzare le attività programmate sul territorio, la prevenzione e il coordinamento dei percorsi assistenziali.
Tra gli obiettivi sanitari rientrano una maggiore attenzione alle vaccinazioni, al monitoraggio dei pazienti cronici e alla corretta gestione degli accertamenti diagnostici.
Le modalità di applicazione dei compensi e degli eventuali incentivi dipendono comunque dalle disposizioni contrattuali e dagli accordi attuativi.
Cosa cambia per i pazienti e per le visite
Per i cittadini, la trasformazione più importante riguarda il tentativo di rendere l’assistenza sanitaria più accessibile e meglio organizzata.
Le Case della Comunità sono pensate per favorire la collaborazione tra medici di famiglia, infermieri e altri professionisti sanitari.
Questo modello dovrebbe migliorare soprattutto la gestione delle persone con malattie croniche, degli anziani e dei pazienti che necessitano di controlli frequenti.
Tra i benefici attesi ci sono:
- Maggiore coordinamento tra i diversi servizi sanitari territoriali.
- Continuità delle cure per i pazienti con patologie croniche.
- Più attenzione alla prevenzione e ai controlli programmati.
- Riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso, grazie a servizi territoriali più organizzati.
È importante chiarire che la riforma non comporta automaticamente la perdita del proprio medico di famiglia e non significa che tutti gli ambulatori tradizionali verranno sostituiti dalle Case della Comunità.
L’attuazione concreta potrà variare tra Regioni e aziende sanitarie, in base alle strutture disponibili e all’organizzazione locale.
In conclusione, la riforma dei medici di base del 2026 introduce nuovi obblighi di presenza nelle Case della Comunità e rafforza il coordinamento dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è rendere le cure più vicine ai cittadini, senza eliminare il ruolo fondamentale del medico di famiglia. I cambiamenti effettivamente percepiti dai pazienti dipenderanno anche dalla progressiva organizzazione dei servizi nei diversi territori.

