
La novità riguarda la rivalutazione delle pensioni 2027, cioè il meccanismo che permette agli assegni di aumentare in base all’inflazione. Il disegno di legge di Bilancio introduce un sistema con sei fasce di rivalutazione, che penalizzerebbe soprattutto le pensioni medio-alte rispetto alle regole attualmente previste.
Attenzione, però, a un particolare fondamentale: non si tratta di un taglio diretto della pensione già percepita. I possibili 1.000 euro in meno rappresentano un mancato aumento annuale rispetto a quello che si otterrebbe mantenendo il precedente meccanismo di indicizzazione.
Pensioni 2027: chi non subirà la riduzione degli aumenti
Il nuovo sistema manterrebbe la rivalutazione completa per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo INPS.
Considerando il minimo 2026 di 611,85 euro mensili, la soglia corrisponde a 2.447,40 euro lordi al mese.
Chi percepisce una pensione entro questo limite continuerebbe quindi a beneficiare dell’adeguamento integrale all’inflazione.
Per esempio, ipotizzando una rivalutazione del 2,8%, un assegno lordo di 2.000 euro aumenterebbe di circa 56 euro mensili.
Si tratta di una simulazione: l’aumento effettivo dipenderà dal tasso ufficiale di rivalutazione.
Le sei fasce: quanto aumenteranno le pensioni
La modifica più importante riguarda gli assegni superiori a quattro volte il minimo.
Secondo il testo attualmente disponibile, le percentuali di rivalutazione sarebbero:
- Fino a 2.447,40 euro lordi: rivalutazione al 100%.
- Da oltre 2.447,40 a 3.059,25 euro: rivalutazione all’85%.
- Da oltre 3.059,25 a 3.671,10 euro: rivalutazione al 53%.
- Da oltre 3.671,10 a 4.894,80 euro: rivalutazione al 47%.
- Da oltre 4.894,80 a 6.118,50 euro: rivalutazione al 37%.
- Oltre 6.118,50 euro: rivalutazione al 32%.
La percentuale verrebbe applicata all’intero trattamento pensionistico, con specifiche clausole di salvaguardia per gli importi vicini alle soglie.
Per individuare la fascia bisogna considerare l’importo complessivo delle pensioni percepite dalla stessa persona, non ogni singolo assegno separatamente.
Fino a 1.000 euro in meno: gli esempi concreti
Per comprendere le conseguenze basta considerare alcune simulazioni.
Un pensionato con un assegno lordo di 3.500 euro mensili, ipotizzando un’inflazione del 2,8%, otterrebbe con il nuovo sistema un aumento di circa 52 euro al mese.
Con le regole attuali, invece, l’incremento sarebbe di circa 93 euro mensili.
La differenza ammonterebbe quindi a oltre 500 euro lordi all’anno, considerando tredici mensilità.
Per gli assegni più elevati, soprattutto quelli superiori a 6.000 euro lordi mensili, il mancato incremento potrebbe raggiungere o superare i 1.000 euro annui, a seconda dell’importo e del tasso d’inflazione applicato.
Non significa, dunque, che l’INPS sottrarrà materialmente 1.000 euro dal conto dei pensionati: l’assegno aumenterebbe meno rispetto al sistema precedente.
Il problema potrebbe protrarsi anche negli anni successivi, perché una rivalutazione più bassa riduce la base sulla quale vengono calcolati i futuri aumenti.
Pensione anticipata a 64 anni: cosa prevede la manovra

La legge di Bilancio contiene anche un fondo da 850 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029, destinato a sostenere nuove misure di uscita dal mercato del lavoro.
La Lega propone di utilizzare queste risorse per consentire il pensionamento a 64 anni con almeno 36 anni di contributi, anche a lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996.
L’ipotesi prevede però il possibile ricalcolo interamente contributivo della pensione, che per alcuni lavoratori potrebbe comportare un assegno inferiore.
Il fondo è previsto nel disegno di legge, ma la nuova pensione anticipata non è ancora stata approvata con questi requisiti. Servirà un successivo provvedimento legislativo.
Ape sociale 2027: confermata la proposta di proroga
Un’altra misura riguarda l’Ape sociale, che il Governo propone di prorogare fino al 31 dicembre 2027.
Il beneficio continuerebbe a interessare determinate categorie di lavoratori, tra cui disoccupati, caregiver, persone con invalidità e addetti a mansioni gravose.
Il requisito anagrafico rimarrebbe fissato a 63 anni e 6 mesi, insieme alle altre condizioni contributive previste.
Il finanziamento indicato ammonta a 180 milioni di euro per il 2027 e 370 milioni per il 2028, con ulteriori risorse programmate per gli anni successivi.
La proroga, pur essendo inserita nel testo della manovra, dovrà essere confermata attraverso l’approvazione definitiva della legge.
Quando entreranno in vigore le nuove regole?
Il disegno di legge di Bilancio 2027 ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri, ma deve ancora completare il percorso parlamentare.
Le disposizioni potranno quindi essere modificate prima dell’approvazione definitiva, prevista entro dicembre.
Per sapere quanto aumenterà effettivamente la pensione dal gennaio 2027 sarà inoltre necessario conoscere il tasso ufficiale di rivalutazione.
In conclusione, la possibile stangata da 1.000 euro non riguarda tutti i pensionati e non consiste in una trattenuta sull’assegno già percepito. La modifica proposta ridurrebbe gli aumenti destinati soprattutto alle pensioni medio-alte, mentre quelle fino a quattro volte il minimo conserverebbero la rivalutazione piena.
Fonti:
Pmi.it – Riforma pensioni e legge di Bilancio 2027
Lentepubblica.it – Le nuove fasce e le simulazioni

