
Secondo le regole oggi in vigore, dal 2027 i requisiti per accedere alla pensione in Italia dovrebbero tornare ad aumentare dopo diversi anni di stabilità. L’ultimo adeguamento importante risale infatti al 2019, quando l’età per la pensione di vecchiaia passò da 66 anni e 7 mesi a 67 anni.
Da allora i requisiti sono rimasti invariati. Tuttavia le norme attualmente previste indicano un nuovo ciclo di adeguamenti che dovrebbe partire proprio dal 2027.
Come cambiano i requisiti pensionistici
Le modifiche riguarderanno sia la pensione di vecchiaia sia la pensione anticipata.
Oggi la pensione di vecchiaia si ottiene con:
- 67 anni di età
- almeno 20 anni di contributi
- per i cosiddetti contributivi puri, un assegno non inferiore all’Assegno Sociale
La pensione anticipata, invece, non prevede un requisito di età ma richiede:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne
Se gli adeguamenti previsti entreranno effettivamente in vigore, i requisiti cambieranno progressivamente.
Dal 2027:
- pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese
- pensione anticipata con 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini
- pensione anticipata con 41 anni e 11 mesi per le donne
Dal 2028 è previsto un ulteriore incremento:
- pensione di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi
- pensione anticipata con 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini
- pensione anticipata con 42 anni e 1 mese per le donne
Secondo alcune analisi della Ragioneria generale dello Stato, dal 2029 potrebbe inoltre rendersi necessario un ulteriore aumento di 3 mesi.
Gli adeguamenti non riguarderanno solo queste due prestazioni. Cambieranno infatti anche alcune misure collegate ai requisiti ordinari, come l’Assegno Sociale, la pensione anticipata contributiva e altre prestazioni agganciate all’età pensionabile.
Il paradosso dei lavori gravosi

C’è però una categoria di lavoratori che potrebbe trovarsi davanti a una situazione particolare: gli addetti ai lavori gravosi o usuranti.
Quando nel 2019 i requisiti pensionistici aumentarono di 5 mesi, per queste categorie fu introdotto uno sconto sull’età pensionabile. In pratica, questi lavoratori potevano continuare ad andare in pensione a 66 anni e 7 mesi, a condizione di avere almeno 30 anni di contributi effettivi, quindi senza considerare contributi figurativi o volontari.
Questo meccanismo di tutela resterà valido fino al 31 dicembre 2026.
Secondo le ipotesi attuali, anche gli aumenti previsti per il 2027 e il 2028 non dovrebbero essere applicati a queste categorie. Tuttavia emerge un paradosso.
Chi svolge un lavoro gravoso e riesce ad andare in pensione entro il 2026 potrà farlo a 66 anni e 7 mesi. Chi invece maturerà i requisiti dal 2027 in poi, pur non essendo soggetto ai nuovi aumenti, dovrà comunque aspettare 67 anni.
In pratica sparisce lo sconto di cinque mesi introdotto nel 2019.
Il risultato è che molti lavoratori impiegati in mansioni gravose o usuranti rischiano di perdere circa cinque mesi di pensione rispetto a chi riesce a uscire dal lavoro entro il 2026, pur avendo maturato gli stessi 30 anni di contributi effettivi richiesti dalla normativa.

