Pensioni, via libera del governo Meloni a un’importante novità

Le pensioni anticipate tornano al centro dell’attenzione con il nuovo decreto lavoro approvato dal governo. Tra le misure più discusse c’è la conferma dello scivolo pensionistico che consente, in determinati casi, di lasciare il lavoro con largo anticipo rispetto ai requisiti ordinari.

La novità riguarda soprattutto l’isopensione, uno strumento già previsto dalla riforma Fornero e pensato per accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini all’uscita. Negli anni questa misura è stata modificata, passando da un anticipo massimo di 4 anni a uno sconto che può arrivare fino a 7 anni.

Per molti lavoratori, questo significa poter uscire già intorno ai 60 anni, a condizione che siano rispettati tutti i requisiti previsti e che ci sia un accordo tra azienda e sindacati. Non si tratta quindi di una pensione aperta a tutti, ma di uno strumento specifico legato a situazioni aziendali particolari.

Il decreto lavoro non interviene solo sulle uscite anticipate. Un altro punto importante riguarda il tema dei salari, con l’obiettivo di garantire retribuzioni più adeguate e contrastare i contratti troppo penalizzanti. Un aspetto che può avere effetti anche sulle pensioni future, perché gli assegni previdenziali dipendono dai contributi versati durante la vita lavorativa.

Ma chi può davvero andare in pensione con 7 anni di anticipo? E in che modo il cosiddetto salario giusto può incidere sugli importi futuri? Nella prossima pagina vedremo come funziona l’isopensione, chi può usarla e perché il decreto lavoro può avere conseguenze anche sugli assegni pensionistici.

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