
L’Alzheimer ad esordio giovanile, noto anche come Alzheimer precoce, è una forma rara e insidiosa di demenza che si manifesta prima dei 65 anni. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, rappresenta circa il 5-6% dei casi totali di Alzheimer. Si tratta quindi di una patologia poco comune, ma non per questo meno devastante. Colpisce persone ancora attive professionalmente e socialmente, spesso con famiglie da accudire e responsabilità da gestire.
A rendere ancora più difficile la diagnosi di questa condizione è il fatto che, in molti casi, non si riesce a individuare una causa genetica ben precisa. Solo in una percentuale ristretta di pazienti si riscontra una mutazione in uno dei tre geni associati: APP, PSEN1 o PSEN2. In questi casi, la malattia può avere una componente ereditaria significativa, e coinvolgere anche altri membri della famiglia.
Molti dei sintomi dell’Alzheimer giovanile si sovrappongono a quelli dell’Alzheimer tipico, ma spesso vengono sottovalutati o attribuiti ad altre condizioni, come lo stress o la depressione. Questo rende il percorso diagnostico particolarmente complicato e, talvolta, lungo.
L’identificazione precoce dei segnali è cruciale per rallentare il decorso della malattia e attivare tempestivamente le cure. Per questo è importante annotare qualsiasi cambiamento insolito nel comportamento o nella capacità cognitiva, e condividerlo con un medico esperto. La diagnosi avviene dopo una valutazione accurata, che può includere test cognitivi, esami neurologici e indagini di imaging cerebrale.
Nella pagina successiva scopriremo qual è il primo sintomo da tenere sotto controllo per accorgersi dell’Alzheimer ad esordio giovanile.

