giovedì - 25 Aprile - 2024

Alessia Pifferi, la testimone: “Non ha mai pianto quando ha visto Diana morta e diceva che era una buona mamma”

Gli aggiornamenti riguardo l’orrendo caso di omicidio della piccola Diana, la bambina di 18 mesi trovata senza vita nella sua culla lo scorso estate, continuano ad emergere. La bambina è stata lasciata sola in casa dalla madre, Alessia Pifferi, che ora si trova sotto processo.

Durante una recente udienza al tribunale di Milano, Alessia Pifferi, 38 anni, si è vista accusata di omicidio volontario pluriaggravato. Una testimonianza chiave è venuta dalla vicina di casa, Letizia, che ha descritto come la madre non abbia mai mostrato un vero dolore dopo la tragica perdita della figlia.

L’inquietante reazione di Alessia Pifferi

Letizia, la vicina di casa, durante il processo di primo grado ad Alessia Pifferi, ha dato una testimonianza preoccupante. Ha rivelato che Alessia non ha mai versato una lacrima per la perdita della figlia e ha anche riferito un comportamento sconcertante: “Non ha mai pianto Alessia e mi ha chiesto ‘ora che mi succede mi arrestano’?”.

Queste parole sono state pronunciate quando Alessia ha capito che Diana, abbandonata da sola in casa per giorni, era morta. Letizia ha descritto in dettaglio il momento in cui ha scoperto il corpo della piccola Diana, un’immagine che si è rivelata scioccante e dolorosa.

Il mistero della baby sitter inesistente

Durante la testimonianza, Letizia ha rivelato che Alessia aveva costruito una storia attorno a una baby sitter inesistente, un’altra tassello allarmante nel quadro complesso di questa tragedia. Sia ai soccorritori che a Letizia, Alessia ha dichiarato di aver lasciato Diana con una babysitter che avrebbe conosciuto sei mesi prima. Nonostante abbia sostenuto di aver mantenuto contatti frequenti con la babysitter durante la sua assenza, non è stata in grado di fornire prove di tali interazioni sul suo telefono.

La testimonianza del medico

Il medico con 16 anni di esperienza alle spalle, che ha dovuto confermare ad Alessia la morte di Diana, ha descritto la reazione della madre come inusuale e preoccupante. Mentre la Pifferi ha pianto all’annuncio della tragica notizia, il medico ha osservato che le sue lacrime sembravano controllate, non tipiche di una madre devastata dalla perdita. Ha anche notato numerose incongruenze nelle sue dichiarazioni riguardo alla babysitter inesistente e ha espresso preoccupazione per i segni di grave negligenza e abbandono riscontrati sul corpo della piccola Diana.

L’auto-proclamazione di buona madre di Alessia Pifferi

I soccorritori del 118 che hanno risposto alla chiamata di emergenza descrivono una situazione altamente sconvolgente. Alessia Pifferi continuava a insistere sul fatto di essere una “buona madre”, non ostentando alcun segno di rimorso o dolore genuino per la perdita della sua bambina. Quando si è resa conto dell’arrivo della polizia, la sua preoccupazione si è spostata principalmente su se stessa, mostrando segni di agitazione e preoccupazione per le possibili conseguenze legali che avrebbe dovuto affrontare.

Le osservazioni dei soccorritori sul luogo del decesso

I soccorritori hanno descritto una scena angosciante al momento del loro arrivo. La piccola Diana giaceva senza vita nella culla, con segni inequivocabili che indicavano che la sua morte era avvenuta diversi giorni prima. In modo inquietante, il corpo della bambina era stato pulito dalla madre, ma non presentava il pannolino.

Inoltre, erano presenti brandelli di un pannolino accanto alla sua bocca, dettagli che hanno amplificato ulteriormente l’orrore di questa situazione. “Quando siamo arrivati, la donna era tranquilla, insisteva che non era una criminale, che era una brava mamma”, ha dichiarato uno dei soccorritori.

La totale mancanza di empatia di Alessia Pifferi

Al momento dell’arrivo della polizia, la preoccupazione di Alessia Pifferi non sembrava essere per la figlia appena deceduta, ma per se stessa e per il suo futuro. Non mostrava segni di panico o di dolore devastante come ci si aspetterebbe da una madre in lutto. Piuttosto, era preoccupata per le conseguenze personali che avrebbe dovuto affrontare. “Era preoccupata per sé. Non gridava, pensava a se stessa, pensava a se fosse andata in carcere”, ha aggiunto l’altro soccorritore presente in aula.

Questo aggiornamento dettagliato sul caso dell’omicidio di Diana sottolinea l’assoluta gravità di questa tragedia, e mette in luce l’inquietante comportamento della madre Alessia Pifferi. Le dichiarazioni testimoniali e le osservazioni degli operatori di soccorso rafforzano l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato a suo carico, mentre l’indagine continua a cercare di svelare ulteriori dettagli su questo scioccante evento.

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