lunedì - 26 Febbraio - 2024

Indi Gregory, poco fa lo straziante annuncio sul papà

L’annuncio tragico che non avremmo mai voluto sentire né comunicare è arrivato, raggelando il mondo intero: Indi Gregory è deceduta. A nulla sono serviti gli appelli disperati dei suoi genitori, degli attivisti, della premier Meloni; a nulla è servito il conferimento alla piccola della cittadinanza italiana, in modo da offrirle la possibilità di curarsi in Italia.

I medici del Queen’s Medical Centre di Nottingham, dove la bimba di soli 8 mesi era ricoverata, hanno staccato i macchinari che, finora, l’avevano tenuta in vita, interrompendo la ventilazione assistita e collegando Indi a strumenti alternativi per garantirle di non soffrire. Nel frattempo, le sono stati somministrati farmaci palliativi con il compito di “accompagnarla gradualmente verso il decesso.”

Il decesso è arrivato nella notte, lasciandoci impotenti, dopo aver sperato in un miracolo che non c’è stato. Nulla e nessuno ha potuto sottrarre questa splendida bambina da quello che i giudici hanno deciso per lei. Sarebbe potuta essere nostra figlia e ora ci si può solo immedesimare nella sofferenza di due genitori, rimasti orfani di colei a cui hanno donato la vita.

Il trapasso di un figlio prima di un padre e di una madre è ritenuto contro natura, un qualcosa di inaccettabile. Il caso di Indi va a toccare ambiti molto diversificati, dall’etica alla morale, dalla legislazione alla politica, toccandoci nel profondo.

Poco fa è arrivato lo straziante annuncio del padre della piccola, che è un colpo al cuore per tutti noi.

Indi Gregory, affetta da una rara e degenerativa patologia mitocondriale che le impedisce lo sviluppo dei muscoli, chiamata sindrome da deperimento mitocondriale, è deceduta nella notte. Il suo cuore, dopo il distacco dei macchinari, ha continuato a pulsare per diverse ore, sino a quando non ha più retto e la piccola, di soli 8 mesi, è diventata un angelo.

Il triste annuncio del decesso è stato dato dal padre di Indi, Dean Gregory che sta vivendo il peggiore degli incubi ad occhi aperti. L’uomo, rimasto orfano della sua bambina, ha trovato la forza di esternare le sue sensazioni a caldo in una lunga intervista rilasciata a LaPresse, dicendo: “dopo il decesso di Indi io e mia moglie Clare siamo arrabbiati, affranti e pieni di vergogna”.

Un fortissimo e comprensibilissimo sfogo, quello di Dean che, da poche ore, ha perso la sua ragione di vita; uno sfogo legittimo di un papà che si è visto strappare la figlioletta dalla dimensione terrena. Ha aggiunto: “Il servizio sanitario nazionale e i tribunali non solo le hanno tolto la possibilità di vivere, ma le hanno tolto anche la dignità di morire nella sua casa. Sono riusciti a prendere il corpo e la dignità di Indi, ma non potranno mai prendere la sua anima. Sapevo che era speciale dal giorno in cui è nata, hanno cercato di sbarazzarsi di lei senza che nessuno lo sapesse ma io e Clare ci siamo assicurati che sarebbe stata ricordata per sempre”.

I genitori di Dean Gregory e Claire Staniforth si sono sempre fermamente opposti alla decisione dei giudici e dei medici britannici che hanno ritenuto di staccare i macchinari in quanto questa, a loro dire, era la scelta meno crudele possibile, da adottare “nel miglior interesse” della bambina. Quanto accaduto ad Indi non è destinato certo a spegnersi, anzi, se ne parlerà ancora più fervidamente, in quanto coinvolge tutti gli ambiti e tutti gli Stati.

La madre e il padre della piccola hanno premuto, in modo che la loro bambina, che aveva ottenuto la cittadinanza italiana, potesse ricevere le giuste cure presso l’ospedale ‘Bambin Gesù’ di Roma e la stessa nostra premier, Giorgia Meloni, si è schierata in sua difesa, citando l’articolo 32 della Convenzione dell’Aja per la protezione dei minori che, al paragrafo 1 lettera b, recita che “su richiesta motivata dell’Autorità centrale o di un’altra autorità competente di uno Stato contraente con il quale il minore abbia uno stretto legame, l’Autorità centrale dello Stato contraente in cui il minore ha la sua residenza abituale e in cui si trova” potrà “chiedere all’autorità competente del suo Stato di esaminare l’opportunità di adottare misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore”. A nulla è servito tutto questo, dal momento che venerdì scorso le corti del Regno Unito avevano disposto lo stop a hanno interrotto i trattamenti vitali sino al decesso, arrivato all’1:45. Dean, ora che sua figlia è volata via, ha perso anche la sua vita.

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