giovedì - 29 Febbraio - 2024

Alzheimer, un semplice test lo rivela in anticipo: si può provare anche a casa

Indagare la neurobiologia del cervello in condizioni normali e quando ci sono malattie a livello strutturale, funzionale e molecolare. La ricerca sul cervello ha un ruolo cruciale, non solo per trattare ma soprattutto per prevenire malattie insidiose come l’Alzheimer. Esiste un test specifico che può indicare la predisposizione a questa patologia neurodegenerativa.

La ricerca, fortunatamente, continua su questo e su altre malattie molto gravi. Gli scienziati adottano un approccio multimodale nello studio del cervello, combinando tecniche avanzate di neuroimmaging non invasivo con l’analisi del segnale neuroelettrico (elettroencefalogramma). Questa metodologia permette di esplorare la struttura, il funzionamento e la connettività cerebrale, e la loro relazione con diversi fenomeni mentali.

Con il progredire della ricerca scientifica, sarà possibile studiare il sviluppo del cervello dalle prime fasi della vita fino all’età senile. Ciò include l’analisi dei cambiamenti legati alle principali malattie neurologiche che emergono in età evolutiva, come l’autismo, e in età adulta, come le malattie neurodegenerative (es. Alzheimer) e le conseguenze di lesioni al sistema nervoso.

Il test che può prevedere l’Alzheimer

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa con decorso cronico e progressivo. Caratterizzata da un processo degenerativo che distrugge le cellule cerebrali, porta a un deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive. È la causa più comune di demenza negli anziani nei Paesi sviluppati, con una prevalenza significativa sopra i 65 anni.

Una ricerca pionieristica condotta dalla ricercatrice Francesca Burgio ha sviluppato un test per la predisposizione all’Alzheimer, correlato alla capacità di comprendere il valore del denaro. Partendo dal riconoscimento delle banconote e delle monete, il test si complica progressivamente fino a richiedere la comprensione di concetti come l’IBAN. Questo test potrebbe aiutare a intervenire nelle fasi di pre-demenza, con la risonanza magnetica rimanente comunque lo strumento di indagine principale.

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