martedì - 5 Marzo - 2024

Roma: bidello già condannato per pedofilia continua a lavorare nelle scuole

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Per oltre 25 anni, un uomo ha lavorato come bidello nelle scuole nonostante avesse ricevuto due condanne per violenza sessuale su bambini. Solo dopo aver abusato di un altro alunno, il Ministero dell’Istruzione è stato condannato a pagare 188mila euro alla famiglia della vittima. Adesso, la Procura regionale della Corte dei Conti sta chiedendo il risarcimento al dirigente ministeriale responsabile, per non aver verificato il passato del pluricondannato che era stato lasciato nelle graduatorie del personale Ata.

Secondo l’atto di citazione in giudizio, i magistrati della Corte dei Conti hanno ricostruito il profilo penale del bidello a partire dall’ultimo episodio di violenza sessuale. Questo episodio ha portato il Ministero dell’Istruzione a dover risarcire la famiglia della piccola vittima. Tuttavia, i giudici hanno scoperto che le molestie erano già avvenute in passato nei confronti di altri allievi, dimostrando un comportamento recidivo nonostante le condanne penali precedenti.

L’uomo, originario di Pozzuoli e oggi quasi settantenne, è stato condannato a 6 anni di carcere a Caserta e all’interdizione perpetua “da ogni ufficio o servizio in istituzioni frequentate da minori” per l’ultimo abuso avvenuto nel 2008. Inoltre, i giudici avevano già stabilito in due sentenze precedenti, risalenti al 1991 e al 2005, che il bidello non avrebbe dovuto lavorare a contatto con minori.

I precedenti

Nel 1991, l’uomo era stato escluso dalla partecipazione ai concorsi per le graduatorie scolastiche provinciali a causa di una serie di reati che aveva commesso, tra cui violenza carnale, atti osceni e ratto a fini sessuali. Tuttavia, era stato riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Napoli.

Nel 2005, era stato protagonista di un altro episodio di abusi sessuali su una bambina di una scuola media romana. Il Messaggero ha riportato che era stato condannato a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione e all’interdizione perpetua da qualsiasi incarico presso le scuole.

Nonostante una relazione dettagliata fosse stata trasmessa all’Ufficio scolastico regionale, il funzionario regionale non l’aveva vista e aveva permesso al bidello di continuare ad essere assunto nelle scuole.

La citazione della Corte dei Conti

Nel 2020, dopo 12 anni, il tribunale civile aveva riconosciuto alla famiglia dell’ultima vittima il diritto al risarcimento da parte del Miur. Secondo la procura della Corte dei Conti, il Miur può rivalersi sul dirigente per una somma di circa 28mila euro.

I magistrati contabili affermano che la responsabilità non può essere attribuita solo al bidello, ma in parte deve essere attribuita anche all’Ufficio scolastico regionale. Infatti, l’Ufficio scolastico regionale aveva inserito le graduatorie Ata del lavoratore, nei confronti del quale aveva già instaurato un procedimento disciplinare per atti di pedofilia e che aveva denunciato alla Procura della Repubblica. Questo ha reso possibile un impiego lavorativo sicuramente rischioso per i minori a contatto con il bidello, che era già stato condannato più volte in sede penale.

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